E’ ormai diventato pensiero condiviso il fatto che i professionisti che operano nel campo della salute mentale siano particolarmente esposti al rischio di burn out. Ma quali fattori espongono uno psicoterapeuta a tale rischio e quali strategie possono proteggerlo? Spesso, quando parlo della mia professione, mi viene chiesto: come fai ad ascoltare tutto il giorno i problemi delle persone? Questo è sicuramente un fattore importante, se inteso in termini di sovraccarico sia mentale che emotivo, ma non il principale. 

Un primo significativo e specifico fattore di rischio è legato all’isolamento a cui il terapeuta può andare incontro. Le giornate di uno psicoterapeuta sono spesso caratterizzate da pochi contatti con il mondo esterno. Pur condividendo solitamente lo studio con altri colleghi raramente le rispettive agende si allineano e altrettanto sporadici e brevi sono i momenti di condivisione. Pur facendo un lavoro che implica contatti relazionali profondi, lisolamento emotivo viene sperimentato da molti terapeuti. Concentrarsi quasi esclusivamente sui pazienti ha come conseguenza quella di lasciare poco spazio per l’ascolto di sé, delle proprie emozioni e dei propri bisogni. 

Altro fattore di rischio può essere rappresentato da eventi traumatici, luttuosi o particolarmente stressanti che possono mettere a dura prova l’equilibrio del terapeuta. Se a questo si aggiunge la credenza, piuttosto diffusa fra i professionisti della salute mentale, di dover essere in qualche modo sempre emotivamente equilibrati si intuisce il grado di fatica a cui i terapeuti possono andare incontro.

Ulteriore agente stressante che solitamente sperimentiamo è il sentirsi impotenti di fronte alla sofferenza del paziente e/o dei suoi familiari. Spesso all’interno del terapeuta convivono forte senso di responsabilità nei confronti della persona che chiede aiuto e l’illusione di poter sempre essere efficaci. Non sempre questo è possibile o, per lo meno, non lo è nei termini che il terapeuta e il paziente hanno in mente. Ciò può dar vita a frustrazione, senso di inadeguatezza e di fallimento professionale. 

In che modo possiamo proteggerci dal rischio di burn out?

Ritengo che occorrano in primis consapevolezza e aspettative realistiche su di sé. Da una parte è importante per lo psicoterapeuta diventare quanto più consapevole dei propri vissuti di fronte alle situazioni che si ritrova a gestire nella sua pratica professionale. Dall’altra è necessario che si renda conto che è normale sentirsi stanchi, impotenti o sopraffatti e che le frustrazioni che si ritrova a vivere sono condivise da tutti i terapeuti. 

Può risultare molto utile, in tal senso, affidarsi all’aiuto di altri colleghi e quindi ricorrere a supervisioni o intervisioni, momenti in cui si condividono le proprie difficoltà con un paziente e i propri vissuti connessi alle stesse difficoltà. E’ molto importante per il terapeuta non isolarsi e sentirsi parte di un team o di una rete di colleghi che possano condividere il carico di lavoro e fornire supporto e strumenti utili nei momenti di difficoltà. All’interno di Metamorfosi diamo molta importanza al lavoro di squadra prevedendo frequenti momenti di scambio/condivisione del lavoro e intervisioni periodiche.

L’autoconsapevolezza può essere raggiunta anche in altri modi: psicoterapia, mindfulness o pratiche meditative in genere. Il prendersi cura di sé implica essere a conoscenza di ciò che ci fa stare bene e che ci fa scaricare lo stress. Sicuramente avere delle relazioni sociali significative, interessi da coltivare e un buono stato di salute sono fattori centrali per il benessere della persona ma ognuno ha i suoi “anti-stress”. Il terapeuta ha bisogno quindi di scoprire quali siano i suoi e non farli mancare dalla propria routine.

Ultimo fattore di protezione è rappresentato dal riuscire a tenere il carico di lavoro entro il proprio limite di sostenibilità. Spesso i terapeuti fanno fatica a dire di no a nuovi potenziali pazienti pur essendo già sovraccaricati e affaticati. In conclusione il prendersi cura di sé per lo psicoterapeuta non è solo utile ma assolutamente necessario per stare bene, evitare il burn out e per lavorare al meglio.

Enrico Stea
Socio di Metamorfosi