Ti ringrazio perché mi hai aiutato a capire cos’è la felicità” scrive un bambino alla fine del percorso in una classe della scuola primaria. Ebbene, sì: la felicità si può imparare. L’essere felici non dipende solo dalle circostanze esterne della vita ma dallo stato della nostra mente e dalla qualità della nostra consapevolezza. In questo, noi adulti, abbiamo solo da imparare dai bambini, anzi, nelle parole di uno di loro: “queste cose le dovrebbero dare agli adulti”.

Noi di Metamorfosi abbiamo iniziato dai bambini di quarta e quinta della scuola primaria, portando da diversi anni il progetto Happiness all’interno delle scuole. Il progetto si ispira a un programma americano che mette insieme il meglio di mindfulness, neuroscienze e psicologia positiva con l’obiettivo di favorire il benessere emotivo nei bambini e offrire loro strumenti che, come una cassetta degli attrezzi immaginaria, possano utilizzare per fronteggiare momenti di fatica, aumentare il loro livello di felicità e accrescere l’intelligenza emotiva.

La parola happiness è un acronimo in cui ogni lettera rimanda a una componente importante della felicità.

H = happiness – felicità a breve e lungo termine

A = apprezzamento e gratitudine

P = passioni e punti di forza

P = prospettive e scelte

I = interiorità (vocina amica e vocina critica)

N = ninja mastery (gestione della rabbia)

E = empatia

S = somiglianze e differenze

S = share (condividere i talenti)

L’apprendimento socio-emotivo, base portante del progetto, è infatti il processo attraverso il quale i bambini imparano a riconoscere e gestire le emozioni (le proprie e quelle altrui), a comportarsi in modo etico e responsabile, a sviluppare relazioni positive e ad evitare comportamenti disfunzionali. Queste competenze si sviluppano gradualmente durante la crescita, complici l’ambiente in cui i bambini sono immersi e gli stimoli che ricevono, perciò crediamo che portare questo progetto all’interno delle scuole sia un investimento per l’evoluzione e lo sviluppo più sano dei bambini.

Il progetto è strutturato su nove incontri di un’ora durante i quali vengono affrontate tematiche come la gratitudine e l’apprezzamento, i punti di forza, l’empatia, la rabbia, la vocina amica e quella critica che sentiamo parlare dentro di noi. Durante gli incontri ai bambini vengono mostrate immagini, proposte attività di gruppo, schede da compilare insieme e video, e gli ultimi minuti di ogni incontro vengono dedicati ad una pratica di mindfulness, ogni volta diversa.

Non è ovviamente facile per tutti. Qualcuno – soprattutto all’inizio – durante la pratica di mindfulness tiene gli occhi aperti, continuando a guardarsi intorno e cercando di osservare come si comportano i compagni in questa situazione sconosciuta, qualcuno fa rumore, qualcuno ridacchia. Chiudere gli occhi e rimanere in silenzio per qualche minuto possono sembrare azioni piccole e banali ma richiedono una grande fiducia nell’altro.

Con il procedere degli incontri, i bambini aspettano con trepidazione il momento di mindfulness, imparano e interiorizzano la postura per praticare e mi dicono di averla spesso adottata anche a casa prima di dormire per favorire il sonno e il rilassamento e, fuori casa, in contesti in cui sentivano il bisogno di tranquillizzarsi e ritrovare la calma.

È proprio sulla parte conclusiva dei nostri incontri che vorrei soffermarmi. La capacità dei bambini aumenta sempre più incontro dopo incontro e permette loro di “stare” e portare l’attenzione sul momento presente, sul qui e ora e sul respiro. Un bimbo, a conclusione del progetto, dice “è stata – per adesso – la mia materia preferita!, frase che, oltre ad essere commovente, rimanda all’importanza che all’interno della scuola possa esserci una vera e propria “materia” che insegni a prendere confidenza con le emozioni, a relazionarsi con gli altri e ad affrontare i momenti di stress e frustrazione, competenze imprescindibili per ogni essere umano.

Il progetto coinvolge anche gli insegnanti, presenti durante gli incontri, e le famiglie a casa alle quali vengono mandate schede da completare durante la settimana con i loro figli per poter seguire, passo passo, il loro percorso a scuola. Alcuni genitori hanno affermato di essere rimasti sorpresi dalla partecipazione e il coinvolgimento di loro figlio e di avere scoperto un’ottima occasione di confronto:“Trovo il progetto un’ottima iniziativa, mi sono divertita un sacco e ho riscontrato di avere molte cose in comune con la mia bimba. E’ una bellissima esperienza per entrambe le parti”.

Noi siamo meno sorpresi perché sappiamo che i bambini possiedono la capacità innata di avvicinarsi a tematiche delicate come le emozioni, l’empatia e la tolleranza (tutte tematiche affrontate durante gli incontri) con spontaneità, curiosità e desiderio, a differenza di noi adulti, a volte pieni di pregiudizi e preconcetti, che ci rendono molto “difesi”. Senza saperlo, i bambini possiedono quella che Jon Kabat Zinn chiama la “mente del principiante, uno dei sette pilastri della mindfulness, ovvero la capacità di porsi di fronte alle cose come se fossero nuove, mostrando una curiosità autentica, in grado di suscitare stupore e meraviglia. Questa meraviglia i bambini l’hanno trasmessa anche a me, facendomi rendere conto, ancora una volta, di quanto un progetto di questo tipo sia incisivo e impattante sulla vita di queste “piccole persone” in crescita che potranno continuare a innaffiare e far crescere i piccoli semini piantati insieme. Insomma, sono io a ringraziare loro perché mi meravigliano continuamente mentre impariamo insieme ad essere felici.

Per sorprenderti di quanto hanno imparato gli alunni delle classi coinvolte nel Progetto Happiness puoi visitare la pagina dedicata sul nostro sito.

Giulia Isola
Socia di Metamorfosi