È noto che il sistema educativo italiano sia molto indietro, se confrontato con il resto d’Europa, per quanto riguarda gli interventi e i progetti di educazione all’affettività e alla sessualità all’interno delle scuole. Insieme a Bulgaria, Cipro, Romania, Lituania e Polonia, siamo tra i paesi dell’Unione Europea i cui programmi scolastici non includono l’educazione sessuale.

La sessualità e l’affettività vengono ancora considerati argomenti tabù, da trattare solo all’interno delle mura domestiche o, ancora meglio, da non trattare affatto. Sono tematiche che creano imbarazzo e fatica nei genitori e nelle figure adulte, che spesso aspettano che siano i figli a rivolgere loro delle domande, confermando in questo modo l’idea che di alcuni argomenti “è meglio non parlare”, “è troppo difficile” o “come si fa a parlare di certe cose?”.

Questo fa sì che i giovani utilizzino sempre più l’ambiente circostante come unica fonte di informazioni: coetanei, tv, social media e contenuti pornografici diventano i riferimenti formativi ed educativi. Queste fonti, però, anziché fornire informazioni accurate, veritiere e realistiche, generano risposte poco precise, la maggior parte delle volte non corrette, con l’alto rischio di diffondere immagini distorte, false credenze e aspettative errate sulla sfera sessuale, emotiva e relazionale.

L’educazione sessuale non può essere intesa come semplice trasmissione di informazioni, ma deve essere considerata nell’ambito più generale dello sviluppo delle capacità emotive, comunicative e relazionali di ogni persona.

Educare alla sessualità e all’affettività significa, infatti, promuovere la conoscenza e la consapevolezza delle proprie e altrui emozioni per imparare a riconoscerle e gestirle con l’obiettivo di favorire buone relazioni con se stessi e con gli altri.

Il dialogo su temi quali emozioni, affettività, corporeità, e sessualità dovrebbe essere presente nelle scuole in modo graduale a partire dall’infanzia, per procedere poi nella scuola primaria e rafforzandosi nella secondaria di primo e secondo grado, adattando le modalità e le tematiche a seconda dell’età.

Questo è centrale da sottolineare: le tematiche affrontate nelle quarte o nelle quinte primarie, ad esempio, differiscono, per contenuti, linguaggio e grado di approfondimento, da quelle affrontate nelle scuole secondarie. Il minimo comun denominatore, a prescindere dalle differenze di età, deve essere la creazione di un clima di sicurezza, rispetto, fiducia e ascolto empatico all’interno della classe, che permetta a ogni persona di sentirsi a proprio agio, di porre domande e condividere stati d’animo ed esperienze.

Gli obiettivi principali dell’educazione sessuale nelle scuole possono essere:

  • fornire a bambini e a ragazzi informazioni sul proprio corpo, in continuo cambiamento, e a come poterlo usare al meglio nelle relazioni con gli altri;
  • costruire relazioni basate sul rispetto reciproco, nonostante le diversità individuali;
  • decostruire pregiudizi, stereotipi e ruoli, fortemente radicati nella nostra società, cultura e nel pensiero comune, che tendono a perpetrare le disuguaglianze e la violenza di genere;
  • aumentare la consapevolezza della sessualità come dimensione globale della persona, nei suoi diversi aspetti: biologico-riproduttivo, psico-affettivo e socio-relazionale;
  • affrontare tematiche come l’orientamento sessuale e l’identità di genere.

Una maggiore consapevolezza dello sviluppo emotivo, relazionale e sessuale, proprio e altrui, permette uno sviluppo individuale più sereno.

L’educazione sessuale, per questo, può essere intesa come un percorso che insegna a bambini e ragazzi a riconoscere le proprie e le altrui emozioni e a prendere maggiore confidenza con il proprio corpo, oltre che con temi come il rispetto e il consenso. È un progetto educativo generale di sviluppo della personalità nella sua globalità.

Da anni, come psicologa, porto nelle scuole progetti su emozioni, affettività e sessualità. Durante gli incontri, gli obiettivi riguardano il conoscere la classe che mi trovo davanti, mettendomi in ascolto degli stimoli portati dai bambini e dai ragazzi, capire le loro conoscenze e aprire canali comunicativi che permettano apertura, fiducia e ascolto.

Nelle quarte primarie, ad esempio, propongo percorsi di educazione all’ascolto e alle emozioni, dando ai bambini la possibilità di conoscere meglio se stessi e i compagni, parlando insieme di sé, delle emozioni e dei sentimenti che provano nella vita di tutti i giorni e iniziando ad accennare, attraverso attività di gioco, al tema degli stereotipi di genere che permeano la nostra società, sotto forma di colori, giochi, professioni, vestiti.

Con le quinte primarie introduco tematiche riguardanti, più nello specifico, il corpo e tutti i cambiamenti che avvengono durante la pubertà. Mi colpisce sempre come, dopo i primi momenti di imbarazzo, i bambini si lascino andare e la loro timidezza ceda il passo a curiosità e partecipazione, come se non aspettassero altro che dare voce a tutte le domande e i dubbi che si portano dietro. Lascio sempre a disposizione dei bambini fogli e post-it su cui possono scrivermi domande o pensieri che non si sono sentiti di condividere ad alta voce davanti alla classe: nell’incontro successivo rispondo a tutte le loro domande.

Queste attività educano al corpo, il nostro e quello degli altri, e alle trasformazioni che avvengono in questo delicato momento della vita, e che tanti bambini stanno già vivendo sulla propria pelle: altezza, comparsa del seno, brufoli, mestruazioni. I bambini e le bambine come vivono questi cambiamenti? Spesso è difficile accettare un corpo che si sta trasformando e si fatica a riconoscere e riconoscersi.

È prezioso per i bambini condividere momenti in cui si possano sentire simili e accomunati nei dubbi, nelle mille domande, nelle perplessità, nella confusione, ma allo stesso tempo sentendo tutto questo legittimato e normalizzato. Ripeto spesso che non ci sono argomenti tabù, sbagliati o di cui non si può parlare, tutto quello che avviene al e nel nostro corpo è naturale ed è importante conoscerlo, anche se a volte può creare imbarazzo o far sorridere qualcuno.

È un’educazione alle relazioni con le persone che ci circondano e a come queste dovrebbero essere sempre caratterizzate da due elementi centrali: rispetto reciproco e consenso.

Passando alle scuole secondarie di primo grado, per questa età entrano in gioco tematiche sempre più specifiche. Con slide, storie e role-playing, parliamo insieme di alcune parti del nostro corpo e della loro anatomia (che ragazzi e ragazze, purtroppo, conoscono pochissimo), di sesso protetto, di masturbazione, di relazioni tossiche e dei suoi indicatori, di consenso e di pornografia. Mi metto in ascolto di aspettative e desideri, di timori e paure: solo un vero ascolto apre alla possibilità di ricevere informazioni adeguate a vivere una sessualità sana e positiva.

Tema portante è sempre il corpo e tutto ciò che possiamo fare con esso, un corpo che continua a cambiare e ci mette in contatto con sensazioni nuove. Solo stando in ascolto del nostro corpo e dei segnali che ci manda possiamo dare valore a noi stessi, a quello che proviamo e relazionarci in modo funzionale con le persone che ci circondano.

Educare alla sessualità non significa insegnare a fare sesso, ma educare alle relazioni, ai sentimenti, alle diversità, all’affettività e al consenso, accompagnando le varie soggettività alla consapevolezza di sé, in un percorso di conoscenza di sé e degli altri.

È importante, per questo, che la scuola non si fermi alle capacità cognitive ma vada a rafforzare anche la capacità di leggere i processi emozionali, di fare domande e offrire risposte rispetto al tema della sessualità, senza averne timore. Una scuola che insegni a guardare alla persona nella sua interezza.

Giulia Isola
Socia Metamorfosi